Dalla sapienza orientale della meditazione, sappiamo (almeno concettualmente) che proprio dal vuoto nasce l’azione creativa. Quando si medita ci si ferma, seduti, ancorati solo alla propria struttura corporea, al respiro, alla terra che ci fa da base sicura. E si rimane lì, lasciando scorrere, come davanti a un finestrino del treno in cui viaggiamo, tutti i pensieri che affollano la mente. Quando uno di questi ci acchiappa, per trattenerci, torniamo a seguire il respiro e quel pensiero lo lasciamo scorrere… come il panorama attraverso il finestrino.
Ognuno di noi è stato toccato dalla drammaticità e tragicità di questo periodo. Non voglio spendere parole su ciò che quest’esperienza significa, non lo so. Non voglio parlare del dolore, immenso, che ci ha travolti, per tanti è stato uno tsunami senza possibilità consolatorie. Non troverei le parole. Non voglio parlare dei tanti atti di solidarietà. Se non dire della mia commozione.
Vorrei parlare di qualcosa che forse appare meno importante, ma che io credo lo sia; il nucleo della resilienza. Io sono una psicoterapeuta e, secondo me, la psicoterapia è un’arte, perché, a parte i fondamenti e le buone pratiche che ci sono state insegnate, ogni caso è diverso dall’altro. Hai bisogno di teorie e tecniche, ma ogni volta ricominci da zero e non è possibile replicare una sorta di “protocollo” in base alla diagnosi. Perché ogni persona è diversa dall’altra. Non è possibile definire un manuale per interpretare i sogni – perché ogni gatto sognato è diverso dagli altri gatti sognati e ha un significato altro – e seguire un manuale di traduzioni oniriche mortifica il sogno e il sognatore.
Anni fa, in un momento di crisi, ho letto un libro, un manuale , che mi aveva consigliato un amico artista. Si intitola “La via dell’artista” , scritto da Julia Cameron
Consiglio questo manuale a tutti coloro che fanno della propria professione un’ arte, ma non solo a loro.
In sintesi, l’autrice propone diverse pratiche ed esercizi che in parte destabilizzano gli ordini delle abitudini e in parte portano all’astinenza dalla performance (ciò che ognuno di noi sta vivendo in questi giorni senza seguire un manuale). Ne cito solo un paio: per una settimana non leggere nulla, neanche le etichette, neanche i cartelloni per strada, non leggere nulla. Oppure, fare attività ripetitive: lavorare a maglia, colorare le figure, tagliare la legna e accatastarla. Gesti uguali a quello precedenti senza che sia necessario metterci il pensiero.
E’ in questo vuoto che nasce la creatività. In questo ripetere gesti sempre uguali, nell’astenersi, nel ribaltare le abitudini. Si fa il lavoro del bruco, invisibile, che ossigena la terra affinché sia pronta per ricevere i semi.
Arrivo al punto: in questi terribili giorni che tra le altre cose molto più gravi, ci costringono all’isolamento e all’astinenza, ho visto circolare una quantità di creatività geniale e libera dal mercato delle performance e assolutamente gratuita; il piacere di condividere una propria creazione e di lanciarla nel mondo, il piacere di spendere qualcosa che si è trovato utile nel mondo, assolutamente franca da ogni mercato e per questo… assolutamente geniale.
Penso che questo tempo davvero drammatico, davvero destabilizzante, davvero oneroso provocherà un cambio di coscienza. Forse non a tutti: alcuni cercheranno di cavalcare l’onda, per fare profit e performance, altri soffriranno la regressione, ma se i “creativi” raggiungeranno la massa critica, quel numero che poi contamina tutti, avremo un futuro .